Domini di primo livello

Grazie all’impegno dell’Icann, l’ente internazionale no profit che si occupa di assegnare e controllare gli indirizzi IP, dal 12 Gennaio 2012 è possibile registrare qualsiasi suffisso, o quasi, per creare nuovi domini di primo livello.

Abbiamo già discusso nel nostro precedente articolo, di quanto sia importante trovare il giusto nome e di come sia difficile che quello desiderato sia disponibile; a questo proposito l’estensione dei suffissi amplia le possibilità di scelta, va incontro alle esigenze della clientela e dà la possibilità di distinguere e suddividere i domini in categorie differenti.

Ma non solo. L’Icann ha tenuto in considerazione anche altri vantaggi di cui beneficeranno non solo i cittadini privati, ma anche i comuni, le istituzioni e le aziende. Queste ultime, con i domini di primo livello (per esempio .ford, .cocacola) daranno maggior visibilità al marchio aziendale, beneficiando dei vantaggi pubblicitari che questo comporta.

Questa nuova iniziativa ha creato non poche perplessità. Ne è un esempio la richiesta di 26 istituzioni mondiali, tra cui l’Onu e il Fondo Monetario Internazionale, di non permettere a persone non appartenenti alle istituzioni interessate, la creazione e registrazione di domini inerenti (per esempio .un o .imf).

Ciò che invece potrebbe allarmare i cittadini privati, è la creazione di eventuali siti “copia” di originali (per esempio Amazon.comm invece di Amazon.com), che potrebbero trarre in inganno e truffare i poco pratici del web. L’Icann rassicura i dubbiosi, portando due argomentazioni  principali a sostegno dell’ampliamento dei suffissi: innanzitutto il costo elevatissimo per la registrazione di un dominio (185.000 dollari, più di 130.000 euro e il rinnovo annuale), che dovrebbe scoraggiare i malintenzionati; infine l’impegno a controllare che solo chi dimostrerà una precisa corrispondenza al dominio richiesto potrà compiere la registrazione.

Il guardiano dei domini in Internet.

La sicurezza del sistema dei nomi a dominio (DNS, nella sua sigla in inglese) è nelle mani di João Damas… e in quelle di altre tredici persone. Sono gli incaricati di mantenere protetta la “guida” delle direzioni di Internet. Sette sono nella costa est degli Stati Uniti, e sette nella costa ovest.

Questo consulente portoghese di 43 anni ha in custodia una chiave metallica. Con tre si apre una cassetta di sicurezza a Los Angeles, in cui si conserva un codice criptato. Questo codice garantisce l’autenticità delle direzioni web che visitiamo e che non sono state manipolate, “perché firma digitalmente le basi dati dei server principali del sistema”. Un’altra identica copia si custodisce a Washington e la protegge, insieme con altri, il padre di Internet, Vinton Cerf.

Le DNS sono macchine e protocolli che convertono i domini in direzioni numeriche comprensibili per i computer. Il suo funzionamento è gerarchico, incominciando dal server DNS che possiede ogni fornitore di servizi Internet, come noi di Trovanome, fino ai 13 principali, i server radice.

“Nel sistema sempre esistono dei server che domandano e altri che rispondono. Quando si scrive la direzione web http://www.trovanome.it , il computer chiederà ai vari server DNS gerarchicamente superiori la direzione IP di quella pagina, fino a ottenere la risposta”. Continua a leggere

Pioggia di richieste per nuove terminazioni di dominio.

Città, regioni, brand… tutti sperano ottenere una propria estensione di dominio grazie all’estensione in discussione presso ICANN.

Sono circa 500 i nuovi domini che ICANN, l’organismo internazionale incaricato di autorizzare e amministrare le estensioni di dominio in Internet, dovrà esaminerà se oggi a Cartagena de Indias (Colombia) si approva la creazione di nuovi domini generici. Attualmente ne esistono venti, essendo il .com, .net, .org i più comuni.

Il consenso sembra essere esistente rispetto a domini di città o di comunità sociali, però non è così nel caso di Marchi commerciali. Per esempio, il dominio .orange se lo disputerebbero i produttori di arance, la contea omonima e l’operatore telefonico.

Se non si prende in considerazione l’internazionalizzazione dei domini già esistenti (in cirillico, cinese mandarino e arabo, per esempio), l’ultima volta che ICANN approvò nuovi domini generici fu nel 2003, quando accetto il .cat per la comunità culturale catalana, e nel 2006 quando accettò il .tel. Adesso altre regioni spagnole, come Galizia (.gal), Paesi Baschi (.eus) e León (.lli) aspirano ad avere un’estensione di dominio propria, così come città come Barcellona (.bcn), Madrid (.madrid), Valencia (.val), Parigi, Berlino e New York (.nyc), tra tante altre.

Anche il .xxx spera vincere le ultime resistenze politiche e poter così essere utilizzato per identificare i siti web con contenuto pornografico, dopo aver ricevuto una prima approvazione il passato agosto.

Se si approva il processo di creazione di nuovi domini, il prossimo mese di Maggio si presenteranno le candidature. Ogni aspirante non solo deve compiere determinati requisiti legali e tecnici, ma anche deve pagare 185.000 dollari per i costi di analisi di fattibilità. Infatti, ICANN vuole che il processo sia ordinato e garantire che dietro ad ogni dominio approvato esista realmente una comunità che lo appoggi e ne estenda l’uso.

ICANN sostiene che questo ampliamento massivo di domini stimolerà l’innovazione in Internet. Però non tutti sono d’accordo, affermando che non è per nulla certo che i nuovi domini aggiungeranno qualcosa a Internet. Quello che sì sembra ovvio è che alcuni sapranno trarne grandi vantaggi economici, perché molte imprese si vedranno obbligate a comprare le nuove terminazioni di dominio dei suoi Marchi per proteggersi.

I nuovi domini generici, internazionali e culturali permettono l’uso multilingue di Internet. Inoltre che esistano domini che possono aggruppare diversi siti web per tema (per esempio il .music) teoricamente è un vantaggio.

Eppure, quello che si teme è che questa nuova gran dispersione di nomi di domini in tanti differenti terminazioni altro non farà che aumentare la dipendenza degli utenti dai motori di ricerca, ovvero da Google, poiché sarà assai improbabile che tutti gli utenti di Internet si ricordino quale tra le più di 100 terminazioni sarà il dominio che vuole visitare.

Cresce il desiderio di nuovi DNS indipendenti

Peter SundeIn seguito alla condanna a tre membri di The Pirate Bay, con cui la Giustizia svedese li dichiara colpevoli di contribuire alla violazione dei diritti d’autore con pene che vanno dai 4 ai 10 mesi di carcere e una multa di più di 5 milioni di Euro, la chiusura di alcune pagine web negli USA e la minaccia di “fare qualcosa” contro Wikileaks, non è una sorpresa che l’idea di creare un sistema DNS alternativo, che sia fuori dalla portata dei governi nazionali e dell’ICANN, sia un’opzione sempre più popolare.

Il DNS, o Domain Name System, è uno degli elementi alla base del funzionamento di Internet, essendo il responsabile di tradurre i numeri delle direzioni IP nei nomi di dominio che tutti conosciamo ed usiamo quando navighiamo in Rete. L’ICANN, invece, è un’organizzazione senza animo di lucro alla quale è stato assignato il dovere di gestire i protocolli Ipv4 e Ipv6, mantenendo i registri degli identificatori IP, e le funzioni del sistema di dominio.

Tweet di Sunde in cui esprime i suoi dubbi su ICANN

Il cofondatore di The Pirate Bay, Peter Sunde, recentemente pubblicò in Twitter che è già da molto tempo che ha perso ogni fiducia in ICANN, affermando che “il principale problema del sistema DNS non è ICANN, ma che i governi e le grandi compagnie possono controllare ICANN”; e realmente sembra che il governo statunitense abbia ordinato a ICANN di eliminare le DNS dei domini di alcuni siti che violano i diritti d’autore.

Per questo motivo, come risposta, si ha proposto un sistema di nomi di dominio alternativo e distribuito, un’ipotesi in cui Sunde è interessato.

Tweet di Sunde dove esprime il suo interesse per il DNS alternativo

Un’alternativa distribuita dei DNS.

Partendo dalla base che “vogliamo che Internet non sia censurata” si è formato un gruppo per lavorare nel progetto di un sistema DNS che non si serva di un server radice centralizzato e che approfitti invece la tecnologia Peer-to-Peer.

Esponenti di questo gruppo spiegano che “se utilizziamo la tecnologia esistente per la decentralizzazione e abbiamo un gruppo di programmatori eccezionali, comunicatori e specialisti della Rete, un sistema alternativo non è poi così fantascientifico. Non si tratta di reinventare la ruota, ma di costruire quello che è possibile con la tecnologia esistente”.

È probabile che la tecnologia necessaria per sviluppare un sistema DNS alternativo basato in BitTorrent sia disponibile, anche quello che non è chiaro se sarebbe in grado di offrire un’alternativa affidabile in termini di velocità, rendimento e adozione.